Un paesaggio naturale, due uomini e una donna in primo piano

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Dinomanìa

Dinomanìa è il termine che indica l’hype da dinosauri, la fascinazione irresistibile del nostro immaginario collettivo per questi giganti del passato e al contempo assume l’accezione di sintomo ossessivo, insistenza oltremisura

Il progetto indaga, attraverso il racconto anomalo di una vicenda genitoriale, il rapporto tra fantasie e paure. Una giovane coppia cresce un figlio piccolo e viene fagocitata lentamente dalle sue ossessioni.

Cosa c’entrano genitori e dinosauri? All’inizio sono entrambi giganteschi, sembrano imponenti,  superiori. Da bambini, supponevamo, immortali. Quasi la stessa cosa. Tuttavia  l’incanto si rompe in breve e in questa famiglia un asteroide taglia il cielo come tela di Fontana.  Il testo sembra voler indagare, sembra suggerire alla regia come trampolino possibile  quello della fragilità: si racconta di due genitori impauriti dall’essere tali. Vogliono  fare i genitori ma allo stesso tempo non sanno farlo. Non sanno essere la soluzione che per ci si  aspetta debbano essere. Ecco allora che i dinosauri, l’ossessione di un figlio fobico, diventano  un ideale più grande di loro, che provano a raggiungere. Non riescono. Falliscono, sempre più  vistosamente. Soffrono di questo. E allora cosa diventano questi dinosauri?

Sono i cantori lirici, i servi di scena, inumi tutelari questa paura familiare. Paura di cosa? Di se stessi, del mondo fuori, paura che succeda qualcosa a questo altro piccolo te.

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