un giovane uomo con il volto appoggiato alla mano, pensa. La foto è trattata e i colori sono saturi

exvUoto Teatro

M_S

Il testo è una raccolta di storie inserite in un unico personaggio, un monologo in cui queste storie diventano la sua. Con una metafora urbanistica: il centro storico di una città viene fissato nel tempo e nello spazio, immobile, come l’occhio del ciclone in un uragano.

Il racconto della provincia veneta che raggiunge la notorietà nazionale è sempre stereotipato e privo di speranza. Il Veneto (regione o abitante) è ricco, ignorante, compiaciuto della sua ignoranza, razzista, omofobo. Non c’è possibilità di redenzione; uscire dai confini della nostra regione è diventato ormai come uscire da una gabbia: tutti ci guardano come strani animali usciti da uno zoo. Ma il Veneto (regione) è stato un luogo di leggende, non solo di capannoni, un luogo popolato da personaggi leggendari e mitici. Siamo ancora la regione dei personaggi Goldoniani, ma la riforma borghese del teatro non ha cancellato del tutto le maschere e i personaggi fantastici che popolano la provincia veneta: Mirandolina o i quattro rusteghi esistono ancora ma accanto a loro sono nati nuovi archetipi, archetipi che potevano nascere solo dopo gli anni ’80.

l barista di MS è uno di questi: un “rimastone”, un omosessuale carico di rabbia e di omofobia  interiorizzata. Tipicamente veneto. Solo. Con un livello di intelligenza emotiva inversamente proporzionale al dolore che si sente inflitto dall’esistenza. Il progetto di regia parte da qui. 

Una gabbia, che è un bar, che è un orizzonte. Un orizzonte che finalmente si apre quando ormai è tardi.

MS è un flusso di coscienza, un pensiero che si frammenta e si ricompone, attraversato da contraddizioni, ricordi e ossessioni.

Creiamo la provincia con pochi elementi, e con i suoni: una scenofonia che è un tappeto sonoro continuo fatto di voci, bestemmie (forse), ansimi, macchine, una statale a scorrimento continuo o una strada di paese. 

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