GIULIA SPALLINO
Soul Mapping - tra voce, ritmo e visione: un esperimento di coralità interdisciplinare
Il progetto nasce come una ricerca vocale collettiva, nella quale la voce è al centro: materia viva, timbro, respiro, parola, canto, corpo. L’obiettivo è indagare la libertà vocale e le sue possibilità di intreccio, creando armonie, contrappunti e incroci inattesi tra più di due voci femminili. A questo nucleo si affiancano le percussioni – radici ritmiche e architettura sonora – e l’elemento elettronico dei campionamenti, affidato a un musicista che lavora con loop, frammenti e memorie sonore.
La residenza si articola come un laboratorio immersivo in cui i tre elementi (voci, percussioni, elettronica) si incontrano e si contaminano.
I testi utilizzati, originali e inediti, saranno il punto di partenza per questo percorso: non intesi come semplice materiale da cantare, ma come pretesto per sviluppare incroci vocali, melodici e ritmici. Il repertorio soul fungerà da riferimento e suggestione: una tradizione che celebra la voce come veicolo di identità, emozione e comunità. L’idea non è riprodurlo ma reinterpretarlo e ricomporlo in chiave originale, in dialogo con le altre componenti sonore.
Le percussioni non fungeranno da semplice accompagnamento, ma da partner creativi delle voci: a volte base pulsante, a volte contrappunto, a volte strumento di dialogo. L’intervento di Nicola Regonesi, direttore artistico della Millennium Band di Verdello, con alcuni elementi della sua marching band, porterà ulteriore energia e una dimensione collettiva e corale del ritmo, arricchendo il tessuto sonoro.
L’elettronica entrerà invece come spazio di memoria e di possibilità. La metodologia sarà orizzontale e laboratoriale: tutte le artiste coinvolte contribuiranno alla creazione attraverso sessioni di improvvisazione e ricerca collettiva. Il percorso prevede momenti di esplorazione libera, momenti di costruzione e organizzazione dei materiali, e una progressiva definizione delle tessiture sonore e vocali che andranno a costituire l’esito finale.
La residenza non mira alla creazione di un “concerto” nel senso tradizionale, ma a un paesaggio sonoro corale e originale.
