CAMILLA VIOLANTE SCHELLER
Rimane poco, ma ti si è visto tanto per strada
Una performance ibrida tra suono, voce-corpo e memoria, che ricostruisce il rapporto tra una figlia e suo papà, tra una performer e un pittore di strada, che ha scelto di vivere ai margini; tra una donna del presente e un uomo del passato, appartenente alla cosiddetta generazione infinita dei giovani degli anni Settanta.
Senza sconti, la performer cerca le tracce lasciate dal padre, il pittore scomparso, che in scena prende corpo in un manichino. Quel manichino è persona e simbolo, un anarco-individualista, un punk ante litteram, mio padre, tuo padre di te che guardi, un fallito, un gioco; manichino per pittore, il pittore stesso.
Suono, parola, rumore — la musica — diventano il linguaggio che li lega, ponte tra le spinte creative del prog psichedelico di ieri e l’elettronica di oggi.
Cosa rimane delle controculture dell’Italia degli anni Settanta? Cosa rimane di un artista che preferisce l’invisibilità al successo? E di un padre fantasma, cosa rimane? Poco. Forse.